Un recente sondaggio della Quinnipiac University rivela un dato sorprendente: il 15% degli adulti americani si dichiara disposto a lavorare sotto la supervisione di un capo basato sull'intelligenza artificiale. Questa percentuale, sebbene minoritaria, indica una crescente apertura verso l'automazione manageriale e solleva interrogativi significativi sul futuro del lavoro.
L'impatto pratico è immediato: l'adozione di manager AI potrebbe portare a una "Grande Livellamento" aziendale, riducendo gli strati intermedi di gestione. Aziende come Workday, Amazon e Uber stanno già implementando l'AI per funzioni direttive, dalla gestione delle spese alla pre-selezione di progetti, trasformando radicalmente le dinamiche lavorative.
Tuttavia, la notizia non è priva di ombre. Il 70% degli americani teme che l'avanzamento dell'AI diminuirà le opportunità di lavoro umano, e il 30% dei lavoratori è preoccupato che la propria posizione possa diventare obsoleta. Queste preoccupazioni evidenziano la necessità di un quadro normativo robusto. Mentre negli Stati Uniti si discute della mancanza di regolamentazione, l'Unione Europea ha già intrapreso un percorso più proattivo con il GDPR e l'AI Act, mirando a garantire un uso etico e trasparente dell'intelligenza artificiale, specialmente in contesti sensibili come il lavoro. Questo approccio europeo potrebbe servire da modello per bilanciare innovazione e tutela dei lavoratori.