Il governo cinese ha ufficialmente bloccato l'acquisizione di Manus da parte di Meta per un valore di 2 miliardi di dollari. La decisione, arrivata dopo un'indagine durata mesi, rappresenta un duro colpo per la strategia di espansione di Mark Zuckerberg nel settore dell'intelligenza artificiale e della robotica avanzata. Le autorità di Pechino hanno citato preoccupazioni legate alla sicurezza nazionale e alla sovranità dei dati, impedendo di fatto l'integrazione delle tecnologie Manus nell'ecosistema di Menlo Park.
L'impatto pratico è immediato: Meta dovrà ora cercare alternative tecnologiche o sviluppare internamente soluzioni simili, rallentando il roll-out di nuovi strumenti IA per il mercato globale. Questo veto riflette un clima di crescente protezionismo digitale che non è estraneo nemmeno all'Unione Europea. Proprio come accaduto con i recenti blocchi legati al DMA (Digital Markets Act) su diverse fusioni Big Tech, anche la Cina sta alzando barriere invalicabili per proteggere il proprio vantaggio competitivo. Per le aziende italiane ed europee che operano nel settore, questo significa una maggiore frammentazione del mercato e la necessità di navigare tra normative antitrust sempre più rigide e divergenti tra i vari blocchi economici mondiali.