Un'inchiesta pubblicata il 14 maggio 2026 mette in luce il trauma profondo delle vittime di deepfake porn, introducendo però una svolta operativa fondamentale. Per contrastare la diffusione di immagini non consensuali, le vittime stanno iniziando a utilizzare gli strumenti di protezione del copyright e le tecnologie anti-pirateria, solitamente riservate all'industria del cinema, per forzare la rimozione immediata dei contenuti dai motori di ricerca.
L'impatto pratico è immediato: trattare il proprio volto e la propria immagine come proprietà intellettuale permette di attivare protocolli di takedown automatici molto più rapidi delle tradizionali denunce penali. In Europa, questa strategia trova un terreno fertile grazie al Regolamento AI (AI Act) e alle tutele del GDPR, che impongono alle piattaforme responsabilità rigorose sulla gestione dei dati biometrici e sulla rimozione tempestiva di contenuti che violano la dignità umana.
Questa nuova "corsia preferenziale" legale riduce drasticamente i tempi di esposizione online, offrendo una difesa concreta contro la proliferazione di materiale generato dall'intelligenza artificiale. Tuttavia, la sfida resta aperta per quanto riguarda il monitoraggio del dark web, dove le normative sul diritto d'autore sono più difficili da applicare rispetto al web indicizzato.