Meta ha avviato una nuova e discussa fase di raccolta dati: la registrazione di ogni battuta sulla tastiera dei propri dipendenti per addestrare i futuri modelli di intelligenza artificiale. Secondo quanto riportato da TechCrunch, l'obiettivo è catturare le sfumature del linguaggio professionale e le logiche di programmazione in tempo reale, trasformando l'attività lavorativa quotidiana in un immenso dataset di addestramento.
L'impatto pratico per i lavoratori è immediato e trasforma radicalmente il concetto di privacy aziendale. Non si tratta più di semplice monitoraggio della produttività, ma di una vera e propria estrazione di valore intellettuale. Sebbene l'azienda sostenga che i dati verranno anonimizzati, la natura stessa del keystroke logging solleva dubbi critici sulla sicurezza di password e informazioni sensibili gestite durante la giornata.
In Europa, questa iniziativa si scontra frontalmente con il GDPR e le normative sulla sorveglianza dei lavoratori. I garanti della privacy richiedono infatti che il monitoraggio sia sempre proporzionato e giustificato da finalità specifiche, rendendo l'implementazione di una raccolta dati così invasiva estremamente complessa nel territorio dell'Unione. Per i dipendenti europei di Meta, questo scenario apre un conflitto diretto tra le necessità di addestramento degli algoritmi e il diritto fondamentale alla riservatezza sul luogo di lavoro.