Nelle ultime 48 ore, un'ondata di proteste interne ha travolto Meta, dopo che un post virale di un ingegnere ha svelato i dettagli del programma Model Capability Initiative. L'azienda sta utilizzando software invasivi per tracciare ogni movimento del mouse, click e battuta sui tasti dei laptop aziendali, ufficialmente per addestrare agenti di intelligenza artificiale a simulare il comportamento umano.
L'impatto pratico per i dipendenti è allarmante: molti temono di essere ridotti a semplici "estrattori di dati" per istruire le macchine che presto potrebbero sostituirli, specialmente in vista degli 8.000 licenziamenti previsti per questa settimana. Per chi lavora in Europa, tuttavia, questa pratica si scontra con barriere legali invalicabili. Il GDPR impone il principio di minimizzazione dei dati e vieta il monitoraggio dei lavoratori per scopi diversi da quelli strettamente necessari, rendendo il "mouse-tracking" per l'addestramento IA una zona grigia pericolosa.
In Italia, lo Statuto dei Lavoratori è ancora più restrittivo: l'uso di strumenti che permettono il controllo a distanza richiede accordi sindacali o l'autorizzazione dell'Ispettorato del Lavoro. Senza una trasparenza totale, Meta rischia blocchi immediati da parte delle autorità garanti e sanzioni milionarie, offrendo ai dipendenti europei una tutela legale che manca ai colleghi statunitensi.