La seconda settimana del processo Musk v. Altman ha preso una piega inaspettata con la deposizione di Shivon Zilis. OpenAI ha presentato prove documentali che dimostrano come Elon Musk abbia tentato di reclutare Sam Altman per guidare i propri progetti di intelligenza artificiale, smentendo la narrazione di un Musk mosso esclusivamente da fini filantropici. Questa mossa legale punta a dimostrare che l'attuale causa per "tradimento della missione originale" sia in realtà frutto di una competizione commerciale fallita.
Per le aziende e gli investitori, questo scontro non è solo gossip tech, ma un segnale di instabilità nella governance dell'AI. La rivelazione mina la credibilità delle accuse di Musk, suggerendo che il futuro di OpenAI rimarrà ancorato al modello for-profit nonostante le pressioni legali. In Europa, dove l'AI Act impone standard rigorosi di trasparenza e responsabilità, queste lotte intestine complicano il dialogo tra regolatori e big tech, rendendo ancora più incerto il quadro della conformità GDPR per i modelli di frontiera.
L'impatto pratico è immediato: la difesa aggressiva di OpenAI suggerisce che non ci saranno patteggiamenti rapidi. Chi utilizza le API di GPT-5 o integra soluzioni aziendali deve prepararsi a una fase di turbolenza legale che potrebbe influenzare le roadmap di rilascio e i costi di licenza a livello globale.