L'escalation dei prezzi dei carburanti, spinta dal protrarsi del conflitto in Medio Oriente e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, sta innescando una reazione a catena che minaccia di colpire duramente l'industria della plastica. Con il petrolio che funge da materia prima essenziale per i prodotti petrolchimici, la cui catena di approvvigionamento è già sotto stress, l'impatto sui costi della plastica è imminente e significativo.
In Italia e in Europa, la situazione è particolarmente critica. Il settore petrolchimico italiano, fortemente dipendente da petrolio e gas sia come materia prima che come fonte energetica, si trova esposto a una vulnerabilità macroeconomica. Operatori industriali segnalano già richieste di aumento dei prezzi per materiali plastici come il PET e l'HDPE fino al 30%, a causa delle tensioni geopolitiche. L'Italia, tra i maggiori consumatori e il sesto importatore mondiale di plastica, sentirà in modo amplificato queste ripercussioni. L'industria europea nel suo complesso affronta forti aumenti dei costi di produzione, instabilità negli approvvigionamenti e rincari logistici, mettendo a rischio la competitività rispetto ai produttori extra-UE.
Di fronte a questa crisi, le alternative come le plastiche bio-based rappresentano ancora una frazione minima del mercato, sebbene il rafforzamento del riciclo e della produzione bio-based sia riconosciuto come una leva strategica per contenere i costi e aumentare la resilienza del sistema produttivo. La crisi energetica potrebbe, tuttavia, accelerare la transizione verso le energie rinnovabili, offrendo una potenziale via d'uscita a lungo termine.