La startup R3 Bio, con sede a Richmond, California, è finita al centro di un acceso dibattito etico dopo che un'indagine di MIT Technology Review ha rivelato i suoi piani segreti per la creazione di "cloni umani senza cervello". Sebbene l'azienda avesse pubblicizzato lo sviluppo di "sacchi d'organi" di scimmie non senzienti, il fondatore John Schloendorn avrebbe proposto privatamente l'uso di cloni umani come fonte di organi per trapianti o addirittura per un "ricambio corporeo completo" per individui facoltosi.
Questi cloni, dotati di minima attività del tronco cerebrale ma privi di emisferi corticali per la coscienza, sarebbero concepiti come "gusci biologici" per fornire organi o per un ipotetico trapianto del cervello del cliente in un corpo più giovane. La notizia ha scatenato immediate e profonde preoccupazioni etiche a livello globale, sollevando interrogativi sulla definizione di "persona" e sulla mercificazione della vita umana.
In Europa, dove le normative in materia di clonazione umana e protezione dei dati personali (come il GDPR) sono particolarmente stringenti, una tale proposta incontrerebbe ostacoli normativi insormontabili e un'ampia condanna etica. La stessa R3 Bio ha negato le accuse, ma il dibattito pubblico è già acceso, evidenziando la necessità di un confronto aperto sui confini della biotecnologia.