Negli Stati Uniti è appena stata lanciata una nuova rete mobile dedicata alla comunità cristiana, che opera sfruttando l'infrastruttura di T-Mobile. La particolarità di questo servizio risiede nel filtraggio automatico a livello di rete: il provider blocca preventivamente l'accesso a contenuti pornografici e a portali riguardanti tematiche di genere, offrendo un'esperienza di navigazione pre-filtrata secondo specifici valori religiosi.
L'impatto pratico per gli abbonati è l'eliminazione della necessità di installare software di parental control esterni, poiché la restrizione avviene direttamente sui server dell'operatore prima che i dati raggiungano lo smartphone. Tuttavia, questa mossa solleva interrogativi critici sulla libertà di informazione, poiché il blocco dei contenuti legati al gender potrebbe oscurare siti di informazione medica, supporto psicologico o testate giornalistiche.
In un contesto come quello italiano ed europeo, un'iniziativa simile si scontrerebbe con le rigide normative sulla Net Neutrality. Il regolamento UE impone infatti ai fornitori di connettività di trattare tutto il traffico in modo equo, impedendo discriminazioni basate sul tipo di contenuto, salvo casi eccezionali legati alla sicurezza. Inoltre, il GDPR imporrebbe una trasparenza estrema sul modo in cui i dati di navigazione vengono analizzati per applicare tali filtri ideologici, rendendo l'esportazione di questo modello di business estremamente complessa nel nostro territorio.