Il Senatore Mark Warner (D-VA) ha proposto una soluzione audace per mitigare l'impatto della perdita di posti di lavoro dovuta all'intelligenza artificiale (AI): tassare i data center che alimentano il boom dell'AI. La proposta, discussa all'Axios AI Summit, mira a prelevare una "libbra di carne" da queste infrastrutture per finanziare la riqualificazione dei lavoratori e sostenere le comunità colpite.
Questa iniziativa risponde a una crescente preoccupazione per la disoccupazione indotta dall'AI, con un calo del 35% nelle offerte di lavoro entry-level negli Stati Uniti dal 2023 e licenziamenti di massa nel settore tecnologico. Warner ha sottolineato come la paura della perdita di lavoro sia "palpabile", citando venture capitalist che svalutano gli investimenti software e studi legali che interrompono le assunzioni di associati junior a causa delle capacità dell'AI.
L'impatto pratico di tale tassa sarebbe immediato: i ricavi potrebbero finanziare programmi di formazione per settori come l'assistenza sanitaria o iniziative di upskilling nell'AI, garantendo benefici tangibili alle comunità. Un precedente è già stato stabilito nella contea di Henrico, in Virginia, dove le entrate fiscali da un data center locale hanno finanziato un progetto di alloggi a prezzi accessibili.
Mentre il dibattito infuria negli Stati Uniti, anche in Europa e in Italia si osservano discussioni simili. L'espansione dei data center e l'impatto sociale dell'AI sono sotto stretta osservazione, con preoccupazioni che vanno dal consumo energetico all'etica dell'automazione. La regolamentazione europea, come il GDPR per la protezione dei dati, dimostra una tendenza a intervenire proattivamente su tecnologie emergent. È plausibile che proposte simili possano emergere, cercando un equilibrio tra innovazione tecnologica e protezione del lavoro e della società.