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Uber Assetmaxxing: perché il colosso ora vuole possedere le auto

Uber abbandona il modello leggero per puntare su flotte proprie e robotaxi. Ecco come cambierà il trasporto urbano anche in Europa.

Uber Assetmaxxing: perché il colosso ora vuole possedere le auto

Uber sta ufficialmente entrando nella sua assetmaxxing era, segnando un cambiamento radicale rispetto al modello "asset-light" che l'ha resa famosa. Se per oltre un decennio l'azienda è stata un semplice intermediario digitale, oggi la strategia si sposta sul controllo fisico di flotte autonome e infrastrutture di ricarica. L'obiettivo è blindare la redditività nel mercato dei robotaxi, dove la disponibilità di veicoli pronti all'uso conta più del semplice software.

L'impatto pratico per gli utenti e le aziende è immediato: Uber non sarà più solo un'app, ma un gestore logistico integrato. In Europa, questa transizione dovrà fare i conti con le rigide normative del GDPR sulla gestione dei dati biometrici e di localizzazione raccolti dai sensori dei veicoli autonomi. Inoltre, il controllo diretto degli asset potrebbe semplificare la conformità alle direttive UE sul lavoro nelle piattaforme, trasformando Uber in un operatore di trasporto tradizionale con responsabilità dirette sui mezzi.

Questa mossa risponde alla necessità di competere con giganti come Waymo e Tesla. Possedere o gestire direttamente i veicoli permette a Uber di ottimizzare i tempi di inattività e garantire standard di sicurezza uniformi, un fattore critico per ottenere le licenze operative nelle città europee più restrittive, dove la pressione per la decarbonizzazione dei trasporti è ai massimi storici.