La ricerca sull'intelligenza artificiale è ormai indissolubilmente legata alla geopolitica, con sviluppi recenti che evidenziano una crescente polarizzazione globale. La competizione tra Stati Uniti e Cina si intensifica, con i legislatori statunitensi e la Silicon Valley che si allineano per contrastare i rapidi progressi cinesi nell'IA, considerandola una battaglia strategica ed economica cruciale per la sicurezza nazionale e la dominanza globale. Si discutono attivamente restrizioni all'esportazione di chip AI avanzati verso “paesi di preoccupazione”.
In questo scenario, Taiwan sta emergendo come un attore fondamentale, posizionandosi come partner primario per l'Europa e altre alleanze democratiche. Sfruttando la sua leadership nei server AI e nei semiconduttori, Taiwan cerca di forgiare collaborazioni più profonde, specialmente con nazioni come Germania e Francia, nel contesto dell'intensificarsi della corsa all'IA tra USA e Cina. Questo ha un impatto diretto sulle catene di approvvigionamento globali e sugli standard di sviluppo dell'IA, frammentando ulteriormente l'ecosistema tecnologico.
L'Europa, con il suo AI Act, offre un approccio distinto, focalizzato su etica, trasparenza e diritti fondamentali. Questo quadro normativo, pur non essendo una risposta diretta alla corsa agli armamenti AI, influenza profondamente come la ricerca e lo sviluppo dell'IA possono procedere all'interno dell'UE, ponendo l'accento sulla sicurezza e la protezione dei cittadini.
Un'ulteriore e preoccupante dimostrazione dell'intreccio tra AI e geopolitica è l'uso crescente dell'IA in contesti militari, come osservato nel conflitto in Iran. L'impiego di strumenti AI per il targeting solleva questioni etiche e di sicurezza globali, indicando come l'IA stia diventando la norma nella guerra moderna e riducendo lo spazio per il giudizio umano nelle decisioni critiche.