Il colosso giapponese SoftBank ha recentemente ottenuto un prestito non garantito da 40 miliardi di dollari da un consorzio di banche di Wall Street, tra cui JPMorgan e Goldman Sachs. Questa mossa finanziaria, la più grande nella storia degli investimenti in AI, è interpretata come un segnale inequivocabile di una prossima IPO (Initial Public Offering) di OpenAI nel 2026.
La scadenza del prestito, fissata a 12 mesi (marzo 2027), impone a SoftBank la necessità di liquidare o sfruttare la sua partecipazione in OpenAI entro tale data, rendendo la quotazione in borsa l'opzione più plausibile. Le banche che hanno concesso il prestito sono anche probabili sottoscrittori dell'IPO di OpenAI, suggerendo una profonda conoscenza delle tempistiche di quotazione.
Il finanziamento è destinato a coprire un ulteriore investimento di 30 miliardi di dollari in OpenAI, portando la partecipazione complessiva di SoftBank a circa il 13% e il suo investimento cumulativo a circa 64,6 miliardi di dollari. Nonostante l'entusiasmo per la valutazione di OpenAI a 840 miliardi di dollari, le agenzie di rating hanno espresso preoccupazioni per l'aumento dell'esposizione e della leva finanziaria di SoftBank, definendo l'operazione un "azzardo iper-indebitato" che potrebbe gonfiare i rischi di bolla nel settore AI. Questo scenario evidenzia la crescente intensità di capitale nel settore AI e le pressioni sui conglomerati che inseguono le "unicorn" dell'intelligenza artificiale.